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I FIORI CI
PARLANO
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Quando ero una ragazzina, come capita a molti durante l'adolescenza, scrivevo poesie e brevi storie. Non avevo consapevolezze e nemmeno termini di paragone, scrivevo per istinto.
Poi, crescendo, ho iniziato a lavorare mettendo da parte il desiderio di scrivere.
All'età di 26 anni sono entrata in una libreria per acquistare il libro "L'età della ragione" di Jean Paul Sartre. Da allora non ho mai smesso di leggere e oggi posso dire che i libri sono stati i miei migliori compagni nel viaggio della vita.
Sono una lettrice curiosa, senza fissa dimora, nel senso che leggo ciò che mi piace indipendentemente dalla fama dell'autore/trice o dall'argomento. L'importante è che mi conquisti. Può essere un libro di storia, di filosofia, un romanzo, una biografia, una raccolta di poesie.
I libri hanno influito sulla mia vita, forse cambiandone il percorso e convincendomi che io non avevo nulla da dire, rispetto a tanti bravi scrittori.
Nel 2015 ho capito che scrivere non è una questione di "cosa si ha da dire" ma di "cosa si ha da dare" al lettore.
E' nato così il romanzo "Tornando da un amico", seguito nel 2016 da "A nessuno nuoce il silenzio".
Durante l'isolamento, causato dal Covid-19, mettendo in ordine tra libri e vecchie agende, ho ritrovato gli appunti che scrivevo quando ero in viaggio per lavoro. Mi piaceva ritrarre con le parole luoghi e persone.
"Souvenir fiorito" è il ricordo di viaggi, di fiori e di gente. Città, paesini e luoghi diversi, dove si incrociano persone sconosciute.
Il filo conduttore della silloge sono i fiori, presenti in ogni luogo.

Nell'ultima poesia, di questa silloge, è racchiuso il senso della mia narrativa.

SENZA PUNTEGGIATURA
Un uomo colto,
un giorno mi ha detto:
«È la punteggiatura
a dare un senso alla frase».
Allora ho pensato che scrivo frasi
senza senso e senza rima.
Scrivo ciò che penso, come lo sento,
non scrivo per piacere,
non scrivo perché ho qualcosa da dire.
Scrivo perché ho qualcosa da dare.
I colori della vita, come i fiori,
a volte opachi, a volte lucidi,
mattine gelide, giorni caldi.
Ansiosa vorrei dare,
a chi legge,
lo splendore della vita
e l’inutilità delle
percezioni sbagliate,
che ci fanno credere
in un’ora esatta,
mentre dipende
da un orologio.
Cinque minuti più avanti,
cinque minuti più indietro
e tutto cambia.
Possono essere
un altro giorno,
un altro anno,
un’altra epoca.
Al lettore curioso
vorrei dare l’ora perfetta.
L’ora in cui sboccia
la prima rosa di maggio.
È arduo sfiorare
la mente di chi legge,
nell’invisibile distanza di tempo,
dal momento in cui scrivo,
all’attimo di interpretazione.
Mando una rosa al lettore paziente,
scusandomi se l’ho annoiato,
e come un disegno a matita
sbiadisco in poco tempo.

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