A NESSUNO NUOCE IL SILENZIO - www.ifioriciparlano.com

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"A NESSUNO NUOCE IL SILENZIO"

Un romanzo, tra presente e passato, ambientato nella Venezia del '600, dove si narra di
diamanti nascosti nella cornice di un dipinto.
L'appassionante indagine, a ritroso nei secoli, che farà riaffiorare da antichi documenti, le vite di donne, che furono monache contro la loro volontà. Il mistero dell’antico dipinto e dei diamanti, conduce il lettore in un dedalo di segreti celati dai secoli.
In modo graduale e progressivo, gli antichi misteri generano un clima di suspense che, dai tempi passati, giunge prepotentemente nel tempo presente.

BRANI TRATTI DAL ROMANZO

Vi sono vite che non fanno notizia, non si leggono sui giornali, eppure le loro storie scivolano nel tempo, determinando incontri, che nel susseguirsi delle generazioni, possono condizionare le nostre esistenze attuali.

«I sensi non sempre arrivano all'anima. L'intelligenza sì, i sensi sfuggono. L'interiorità rimane, ed è quello che realmente diamo di noi agli altri. Tutto il resto non ci sopravvive. Mentre ciò che scaturisce dall'intelligenza, come l'arte nelle sue molteplici forme, arriva all'anima delle persone, scavalcando il tempo. Quella è una forma di immortalità. Quando si vuole arrivare all'essenza vera della vita, non è più il corpo che parla, ma la mente. Attraverso il corpo noi ci riproduciamo in un gioco infinito, dove tra milioni di individui, solo le menti migliori lasciano davvero qualcosa di loro. Tutti gli altri sono stati un mezzo. Ricordati, però, che ogni vita, indipendentemente dalla bellezza o dall'intelligenza, merita sempre il più grande rispetto. Forse sei ancora molto giovane per un discorso così amaro, ma l'unico modo per difendersi dai dispiaceri è conoscere.
Se quanto ti ho detto adesso, a me fosse stato spiegato tanti anni fa, probabilmente avrei commesso meno errori. Tu ora puoi interpretare in modo più corretto il discorso di tua madre, e soffrirne anche di meno.»
Cecilia restò muta a fissare i fiori sul balcone poi, senza girarsi, quasi come stesse parlando con sé stessa disse:
«Sicuramente la tua vita non è stata facile e questo lo comprendo. Quella di mia madre però un po' meno. Credo che, alla base di molti comportamenti umani, stia la buona volontà. Certamente la bellezza favorisce una forma di pigrizia, anche affettiva. Io sono troppo giovane per conoscere la vita come la conoscete voi, la devo ancora vivere. So però, per quel poco che conosco, che senza voi nonni la mia infanzia sarebbe stata ben triste. Non riesco invece a scusare i miei genitori. Loro hanno sempre vissuto la loro vita come se io ne fossi stata ai margini. E' paradossale, ma per me sono degli immaturi. E' ovvio che gli voglio bene, anche perché si ha bisogno di un padre e di una madre. Però, anche se so di essere carina, credimi, per me non è poi così importante. A dirla tutta, di questa storia un po' ne ho parlato con Davide. Lui mi ha detto che di ragazze belle ce ne sono tante, ma a rendere una persona attraente è l'insieme, quindi anche quello che tu chiami interiorità. Il fatto è che oggigiorno tutte possiamo essere belle o un tipo.
Anni fa, probabilmente, non c'era quella cura per sé stessi a cui la nostra epoca ci ha abituato. Insomma la bellezza non è poi una cosa rara e quindi non suscita interesse più di tanto. Ci siamo abituati.»

Da pagina n. 33 del libro
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